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Parrocchia San Pio X

... la chiesa della nostra comunità
LA FIORA frazione del comune di Terracina

Il Can. Don Francesco Del monte nato il 10 Maggio 1916 e morto il 13 Ottobre 1973, con zelo e costanza ha avviato e realizzato felicemente la "Santa" impresa con le più disparate iniziative e con un sistema di oblazioni veramente industriose. 

Chi ha dimestichezza con i lavori di tal genere, non può non rimanere meravigliato dal fatto che un sacerdote privo di mezzi propri e senza un iniziale e concreta garanzia, sia riuscito nell'ardua impresa, ricco solo di fede e di fiducia nella provvidenza

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... e di tanti benefattori...

La chiesa di La Fiora fu iniziata il 18 ottobre 1954, circa quattro mesi dopo al posa della prima pietra. Oltre al coraggio di Don Francesco bisogna ricordare il Sig. Emilio Carinci che ha donato circa 250mg. di terreno, sul quale è sorto l'edificio, ed il sig. Lanzuisi Umberto che nella funzione di capomastro ha chiesto poco o niente in rapporto all'opera prestata; i muratori e i manovali della zona, dopo aver tracciato e compiuto gratuitamente tutto il perimetro della fondazione, hanno continuato poi ad offrire la loro opera, egualmente gratuita, nella misura consentita dalle loro forze e dalla disponibilità del tempo. Le ragazze si sono sobbarcate la non poca fatica di riempire d'acqua, ogni sera, i fusti del cantiere, prelevando l'indispensabile elemento, con i più disparati recipienti da oltre 150 mt di lontananza. L'interminabile fila di gioventù, fino al tramonto di tanti giorni, ha dato il tono della spontaneità alla costruzione della chiesina. Neppure i ragazzi e i bambini hanno voluto rimanere estranei a questa generosa gara, forse perché i 50 mc. di pietrame raccolto da essi nel vicino fossato e portati al cantiere, dessero inconsciamente la misura del loro spirituale vantaggio nella realizzazione dell'opera santa, intitolata a S. Pio X, il Papa dei giovani. La Parrocchia di S. Pio X di La Fiora è la 52° in Italia a Lui dedicata.

IL LUOGO

A metà strada tra al piana del Trasso e li roccioso Monte Leano troviamo La Fiora, frazione di Terracina, sede di una delegazione comunale, di una scuola d'infanzia e primaria e di un ufficio postale. li nome La Fiora secondo le testimonianze incerte di alcune persone anziane, vene dato da una contessina di Spagna: Mora, residente alle "Muraccia" proprio di fronte la via Consolare.
Già nel 1700 esisteva un luogo chiamato La Fiora, però la nascita della frazione abitativa è avvenuta il 27 maggio 1892, con li passaggio della ferrovia e solo da allora sono state costruite le prime capanne. Alla fine del 1800 Terracina era stata la meta di Terellaní, Campomelani, Napoletani e per ultimi i Vallecorsani e Verolani che si stabilirono in questa zona: i Vallecorsani nella parte alta di La Fiora e i Verolani in quella bassa.
Agli inizi del 1900 gli abitanti di La Fiora producevano il latte per li fabbisogno dell'intera Terracina, le donne verolane e vallecorsane portavano il latte in città in appositi recipienti di ramee la domenica o nei giorni festivi erano solite fare l a "giuncata".

CONTINUIAMO ...


La dote ni comune di vallecorsani e verolani che abitavano ni questa frazione, era data dal fatto che erano lavoratori instancabili e risparmiatori dei loro capitali ed almeno fino a qualche anno fa non si concedevano nessun divertimento. Questa dote di risparmiatori ha permesso quasi a tutti di diventare dei piccoli proprietari.

ANCHE CON LA CRONACA ...

 

Dopo i Patti Lateranensi di Roma, La Fiora, agglomerato di capanne ni legno e "stramma" (erba molto dura e lunga simile alla paglia, adatta alle coperture), fu in un solo giorno distrutta da un incendio causato da una donna che faceva li pane. Il Governo del tempo, dava un rimborso spese a tutti coloro che costruivano la casa ni pietra: al prima appartenne ala famiglia Rossi, seguirono Carinci e Zomparelli.
La frazione andava assumendo una sua fisionomia, nasceva la necessità di costruire un luogo sacro e nel 1954, S. E. Mons. Emilio Pizzoni, Vescovo di Terracina, Sezze e Priverno, ha benedetto la prima pietra della nuova chiesa, che sarebbe nata alle falde occidentali di Monte Leano. La chiesa di La Fiora dalle proporzioni modeste e senza pretese architettoniche, aveva lo scopo di raccogliere in preghiera nei giorni di festa gli abitanti della frazione.

 

DELLA NUOVA CHIESA ...
 

Il Can. Don Francesco Del Monte nato il 10 maggio 1916 e morto li 31 ottobre 1973, con zelo e costanza ha avviato e felicemente realizzato al "Santa" impresa con le più disparate iniziative e con un sistema di oblazioni veramente industriose. Chi ha dimestichezza con lavori di tal genere, non può non rimanere meravigliato dal fatto che un sacerdote privo di mezzi propri e senza un' iniziale e concreta garanzia, sia riuscito nell'ardua impresa, ricco solo di fede e di fiducia nella Provvidenza.

 

E DI TANTI BENEFATTORI ...

La chiesa di La Fiora fu iniziata li 18 ottobre 1954, circa quattro mesi dopo al posa della prima pietra. Oltre al coraggio di Don Francesco bisogna ricordare li sig. Erminio Carinci che ha donato circa 250 mq. di terreno, sul quale è sorto l'edificio, ed li sig. Lanzuisi Umberto che nella funzione di capomastro ha chiesto poco o niente in rapporto all'opera prestata; i muratori e i manovali della zona, dopo aver tracciato e compiuto gratuitamente tutto il perimetro della fondazione, hanno continuato poi ad offrire la loro opera, egualmente gratuita, nella misura consentita dalle loro forze e dalla disponibilità del tempo. Le ragazze si sono sobbarcate la non poca fatica di riempire d'acqua, ogni sera, i fusti del cantiere, prelevando l'indispensabile elemento, con i più disparati recipienti da oltre 150 m. di lontananza. L'interminabile fila di gioventù, fino al tramonto di tanti giorni, ha dato il tono della spontaneità alla costruzione della chiesina. Neppure i ragazzi e i bambini hanno voluto rimanere estranei a questa generosa gara forse perché i 50 mc. di pietrame raccolto da essi nel vicino fossato e portati al cantiere, dessero inconsciamente al misura del loro spirituale vantaggio nella realizzazione dell'opera santa, intitolata a S. Pio X, li Papa dei giovani.
 

CHI ERA SAN PIO X?
 

San Pio X ovvero Giuseppe Sarto, nasce in provincia di Treviso li 2 giugno 1835 da Giambattista Sarto e da Margherita Sanson, visse ed esercito al sua attività per al maggior parte nel Veneto. Già ni vita si diceva di lui che fosse "Santo". Leone XI, nominandolo Cardinale, aveva esplicitamente dichiarato di dargli la porpora non perché patriarca di Venezia, ma in riconoscimento delle virtù personali. Divenne Papa nel 1903 succedendo a Leone XI e prendendo il nome di Pio X. Egli si dimostrò uno dei grandi papi Riformatori, dopo li Concilio di Trento, realizzando in undici anni riforme attese, a volte da secoli. Si preoccupò in particolare dell'educazione alla fede elaborando un nuovo catechismo. Favorì la partecipazione più attiva e la comunione eucaristica: affermava che costituiva la fonte prima e indispensabile della vita cristiana. Morirà a Roma nel 1914, pochi giorni dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, offrendo la sua vita per i caduti. Nel 1959, la salma fu portata a Venezia, aveva promesso infatti: "Prima o poi tornerò".

PREGHIERA
 

O Santo Padre Pio X,

Pastore buono e vigilante,

asceso alla gloria dei Santi,

ascoltate la preghiera che deponiamo ai vostri piedi. Otteneteci il vero amore di Gesù

sicché viviamo soltanto di Lui!
 

Impetrateci la Vostra grande
devozione alla Beata Vergine Maria;

e che siamo liberati da ogni male

dell'anima e del corpo!

 

E fate che la Chiesa e la società cristiana,

come Voi tanto desideraste, cantino l'inno
della vittoria e della pace!

 

Così sia. Amen

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"SIGNORE MIO E DIO MIO"

I fedeli che reciteranno la suddetta giaculatoria durante

l'Elevazione della S. Messa o l'esposizione solenne del SS. Sacramento, possono lucrare:

  • Indulgenza di 7 anni ogni volta.

  • Indulgenza plenaria una volta alla settimana.

 

( Pio X , Rescritto "manu propria", 18-V-1907)

LA FIORA E DINTORNI

Tempio dedicato ala dea Feronia cui al "fettuccia" di Terracina interrompe li suo andamento rettilineo, sorgeva un tempio dedicato a Feronia, la dea propiziatrice di fertilità e protettrice dei liberti. Nel santuario edificato un tempo ai piedi meridionali di Monte Leano nel punto in tempi di Teodorico, infatti avveniva la cerimonia di affrancazione. Gli schiavi sedevano su una pietra e il loro padrone pronunciava la formula sacra: "Benemeriti servi sedeant, surgant liberi", che li sottraeva dall'obbligo della servitù. Il luogo dove era stato posto l'edificio antico, del quale non resta alcuna traccia, era molto gradito ai Romani, perché circondato da una lussureggiante vegetazione e rinfrescato da abbondanti e limpide sorgenti tuttora presenti. Il tempio di Feronia, tra i più antichi della nostra regione, viene menzionato da Orazio nella famosa V Satira del I Libro, cantato da Virgilio nel VI Libro dell'Eneide, ricordato da Plinio il Vecchio, e infine Vincenzo Monti con la Feroniade, ha dedicato alla dea tutelare li suo poemetto incompiuto.

LA VILLA ROMANA 

Sul fianco orientale di Monte Leano, vicino all'ultimo casello prima della stazione di La Fiora, su un piccolo "spiazzo" si trovano i resti di una grande vila romana in "opus incertum". La costruzione era di due piani, con pavimento in legno. Al pianterreno erano collocate le cisterne per la raccolta dell'acqua piovana. Il complesso può farsi risalire all'inizio del I sec. a. C.

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IL PONTE DEL DIAVOLO 

Partendo dalla Chiesa di S. Pio X, salendo lungo al strada verso La Fiora Alta per circa 200 m., il fosso che costeggia la via è scavalcato da un ponte ad una sola arcata. La costruzione risale al II sec. e sosteneva lo speco dell'acquedotto di S. Lorenzo che serviva a portare l'acqua, dalla sorgente di Amaseno fino a Terracina.

CASALE RAPPINI 

Oggi lo chiamiamo Casale Rappini, ma si dovrebbe chaimare Rapino (era il nome della famiglia già esistente nel tardo Medio Evo). Il casale si trova in località Gavotti, che è li nome della famiglia genovese che forse lo ricostruì nel 1600, ma c'era già da quando la sua chiesa, oggi ancora esistente, fu chiamata "Santa Maria De Capeti Silcis" che vuol dire "all'inizio della strada selciata", dove l'Appia dei Romani veniva fuori dalle paludi, sotto Monte Leano.
Tutti a La Fiora conoscono il Casale; molti degli anziani vi hanno avuto a che fare, quasi sempre per «faticare". Dal racconto del Sig. Francesco Rappini emergono molti dati: tanti abitanti dei paesi limitrofi trovavano rifugio presso il casale, quando scendevano dalle montagne per lavorare al momento della trebbiatura. Sull'aia del Casale potevano lavorare fino a sette trebbie alla volta e le «braccia "non bastavano mai, il lavoro c'era per tutti. Piano piano chi arriva va per la stagione trovava impiego e si fermava costruendo la sua casa ai limiti della proprietà del Marchese. Durante l'ultima guerra tutto era allagato, e solo il Casale restava fuori dalle acque e tanti vi trovarono rifugio. Tante storie sul Casale: banditi... pare che fra Diavolo vi si rinchiuse in seguito dai Francesi, ma scappò di notte da un passaggio segreto sotterraneo.

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LE LEGGENDE DI CASALE RAPPINI

I FANTASMI DI CASALE RAPPINI

C'è una leggenda risalente ai primi del 900, che narra di un giova-ne che, mentre tornava a casa (a Terracina), sula via Appia, all'altezza del bivio di Orsini, vedeva due signore vicino alla loro carrozza rovesciata. Il giovane molto cavallerescamente, le invita a salire sulla sua carrozza per portarle a destinazione. Le due donne, dissero di essere madre e figlia e che dovevano andare al casale del marchese Rappini presso Gavotti, e avendo avuto l'incidente, il loro cocchiere era andato a cercare soccorsi. Il giovane le accompagnò al Casale e le donne per ringraziarlo gli offrirono li caffè. Giunta la sera, il giovane tolse il disturbo, ma sopraggiunto in località Le Mole, si accorse di aver dimenticato l'occorrente per accendere la pipa. La mattina dopo tornò al casale, bussò svariate volte, senza alcuna risposta. Chiese notizie ad un pastore, ma costui gli rispose che li casale era disabitato da anni e gli indicò la casa del guardiano . Costui lo informò che le due donne erano morte da diversi anni. Il giovane sbalordito volle entrare nel casale, trovò sul tavolino le tre tazzine e l'occorrente per la pipa, però il salotto era molto impolverato, solamente dove si era seduto non c'era polvere. I due rimasero sconvolti e si dice che il giovane sia deceduto dopo tre mesi.

 

RASIMO: IL GUARDIANO DI CASALE RAPPINI

Rasimo anno 1905 di nascita era  il guardiano di casale Rappni, ormai ci ha lasciato da anni, ma la sua storia è ormai una leggenda. Alto un metro e novanta con i suoi circa cento chili di peso. Uno che a cavallo pare abbia sfidato Buffalo Bill. Era talmente grosso, forte ed imponente che nessuno lo avrebbe mai sfidato. Nessuno? Eppure qualcuno lo fece! Una notte tranquilla senza briganti ni giro, saliva per le rampe del casale, rampe in pietra senza luce, senza porte e portoni, saliva sicuro con i suoi stivali di suola dura che rimbombavano ad ogni passo, quando qualcuno gli tirò uno schiaffone, una manata in piena faccia. Rasimo, buono di cuore, fedele religioso, cercò in tasca un prospero, lo sfregò sul muro per farlo accendere, lo portò vicino alla faccia e disse: "Mene hai dato uno da questa guancia, mo' dammene uno pure sull'altra!". Aspettò fermo sule gambe, si consumò il prospero, fu subito buio e si prese il manrovescio. Rasimo questa volta, schiaffeggiato da nessuno, perché nessuno c'era, corse veloce in alto, chiuse tutti i portoni e si ficcò sotto le "pezze". Sarà vero? Vicino al segno che il prospero aveva lasciato sul muro, due grosse impronte di manierano e lo sono ancora, ben stampate sulla malta antica d i questo casale antico.

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FRUTTI "RICCHI" A LA FIORA  

In tempi passati tutta Terracina era rícca di vigneti del famoso "Moscato", ma con il passare dei decenni purtroppo e andato scomparendo. Solo a La Fiora Alta si può ancora ammirare il particolare il paesaggio agricolo, costituito dal vigneto tipico a filari tutti alla stesa distanza di 120 m. circa. Orientati in modo che i grappoli potessero essere esposti al sole sui due lati nel corso della giornata. Talvolta la disposizione del terreno permette di piantare alberi da frutto per lo più piante di fichi, o seminare legumi e verdure di stagione. Anticamente l'uva "Moscato" di La Fiora veniva «'ncestrata» (raccolta a mano e incassettata tra i pampini stessi della vite con molta cura) e trasportata

in molte città del Nord. Arrivando a Terracina dalla via Appia, sul pendio di Monte Leano si rimane incantati al vedere gli oliveti, tenacemente custoditi e curati. il più esteso è l'oliveto detto "dello scosso", dove nel passato donne e uomini di La Fiora trovavano lavoro. Le olive raccolte, vengono trasformate in olio in un frantoio posto nelle immediate vicinanze. Alle pendici di Monte Leano e Monte Cucca si estende la pianura di La Fiora, dove si sono sviluppate molte aziende agricole, produttrici di latte bovino, ortaggi, fragole, cereali. Esse hanno progredito molto nel passato, ma ora sono in crisi per la scarsa attenzione posta all'agricoltura in genere. Speriamo si faccia qualcosa per far rifiorire l'entusiasmo degli agricoltori!

ATTIVITÀ E DINTORNI 

PONTEMAGGIORE
Questa località prende il nome dal grande ponte romano fatto saltare dai Tedeschi in ritirata durante l'ultimo conflitto mondiale. Esso rappresenta lo snodo delle acque dell'ex palude pontina. Qui convergono le acque abbondanti di quattro fiumi (Lifente, Amaseno, Linea Pio VI, Fiume delle Mole) che superano facilmente, nei periodi di piena, i 20 mc. al secondo. Da Pontemaggiore partono due canali paralleli che fanno defluire le acque al porto Badino (Diversivo Linea, Portatore) evitando allagamenti e danni all'ambiente. Infatti proprio qui sorge un isolotto fluviale, su cui sorge li cantiere e gli uffici del Consorzio della Bonificazione Pontina.

LE NOSTRE TRADIZIONI 

"NOTTE DI NATALE"

È tradizione ricostruire nella notte di Natale i momenti che precedono la nascita di Gesù e l'evento della notte santa. Parte della comunità viene direttamente coinvolta nella rappresentazione delle scene. Lungo le vie della frazione tutti si adoperano per ricostruire stalle con alcuni animali veri, fuochi, alberghi, osterie. A mezzanotte nasce Gesù (impersonato da un neonato di La Fiora) e inizia la funzione sacra.

"LA FESTA DEL PATRONO SAN PIO X"

San Pio si festeggia il 12 agosto e la comunità di La Fiora tiene particolarmente a questa festa. Per La Fiora, per chi ci vive e per chi ci torna in estate, è una tradizione d'incontro religioso e ricreativo. In questa occasione ci si ritrova tutti insieme. Dopo la Santa Messa, si partecipa alla Processione dove la statua di San Pio X viene caricata su un carro che viene trainato da un trattore come la tradizione contadina impone. Mentre si percorrono le vie scoscese tra le case della frazione il Parroco e la popolazione intonano preghiere e canti accompagnate dalla banda musicale Città di Terracina. Accanto ai riti religiosi, come vuole la tradizione, ci sono sempre momenti di allegria. Si programmano giochi popolari come il tiro al piatelo, al gara con i tiratori, la sagra di pasta e fagioli, la tradizionale corsa degli asini, la fiera delle merci, gli spettacoli musicali,si estrae una lottería e sí finisce con uno spettacolo pirotecnico.

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INNO A SAN PIO X 

Come dolce dal tempio s'effonde sulla terra il tuo nome, o Pastore. Si raccoglie sula luna ogni cuore e si curva ogni fronte a pregar. Non dal seggio ove un giorno tremando, ti sedesti ad un cenno divino, Tu sorvegli dei cuori li cammino, ma dal trono d'un fulgido altar.
 

RIT. Pastore degli umili, dolce S. Pio,
di tutti i miseri al speme sei tu.
Ottieni ai popoli ordine e pace

perché sull'anime regni Gesù .

 

Da quel raggio infinito di luce, ai fanciulli il segreto disveli,
Non rapisce al gioia dei cieli chi non mangia il Cristo quaggiù. 
Di lor vita risplenda il bel fiore, come un raggio dell'Ostia sul mondo. E quel dolce mistero profondo, sia la fonte d'elette virtù.
 

RIT.
 

Tu che fermo nel verbo dei Padri debellasti l'insidia e l'errore sulla Chiesa, deh veglia o Pastore, nella lotta diurna del ver. Dei tuoi figli le menti proteggi con lo scudo dell'umile fede, Con quel fior di purezza che vede nell'abisso d i tutti i mister.
 

RIT.
 

Dall'Altissimo degna del Tempio tu chiedesti la voce del canto. Di Cecilia col palpito santo l'inno salga del popol fedel. Or dei ritmi divini sull'onda, qual volesti con mistico accento Va per te dalla Terra un concerto che s'allarga nell'alto dei ciel.

RIT.

"LA CORSA DEGLI ASINI"

Tradizionalmente li nome della frazione è legato al corsa degli asini. La corsa è molto pittoresca, gli animali devono compiere un tragitto per poter tagliare li traguardo e al gente assiepata lungo li percorso assiste a scene davvero divertenti. Speriamo di mantenere viva questa tradizione anche se ultimamente è difficile reperire gli asini visto che ne sono rimasti molto pochi.

I PASTORI DEL GREGGE 

DON FRANCESCO DEL MONTE

DON MARINO CECCONI

DON ADRIANO BRAGAZZI

DON ROMANO PIETROSANTI

DON PIER LUIGI ANTONETTI
 

A LORO VANNO LE NOSTRE PREGHIERE E I NOSTRI RINGRAZIAMENTI.

ATTIVITÀ PARROCCHIALI

ATTIVITÀ ANNUALE

- Catechesi dei ragazzi

- Coro
-Compito simboli liturgici (sacrista)
- Preghiera: Rosario una volta al mese e maggio mese mariano
- Comitato parrocchiale -Adozione a distanza

 

PROGETTO NATALE

- Presepe vivente
- Carità infanzia missionaria
- Carità diocesana progetto "Un'appello dal carcere"

 

PROGETTO PASQUA

- Realizzazione e consegna al le famiglie del le Palme benedette
- Rievocazione "Via Crucis" il Venerdì Santo
-Carità: progetto" Dar da mangiare agli affamati"

 

UN AUGURIO PER LA NOSTRA PARROCCHIA

San Pio X era un pontefice di grande spiritualità. In questa epoca in cui li mondo sembra avere dimenticato la vita dello spirito, per dedicarsi ad interessi esclusivamente materiali, il ricordo di questo Papa è certamente un grande punto di riferimento per gli abitanti di La Fiora e, perché no, anche del suo Pastore. Il curato d'Ars quando iniziò il suo apostolato e la chiesa era vuota, non si preoccupò e si disse: "Il Signore vuole che io predichi. Non vi sono fedeli ad ascoltare le mie parole. Non importa. lo faccio ciò che li Signore mi ha comandato di fare". Iniziò così a predicare nella chiesa vuota. Poco a poco la Chiesa cominciò a riempirsi, finché si giunse al punto che i fedeli venivano da tutte le parti della Francia. Questo dobbiamo fare noi: pregare e al resto penserà li Signore. La luce che ne deriverà per la nostra comunità illuminerà li cammino e sarà punto di riferimento per tutti.

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